Le foto di Tiffany – Roberta Andres – EEE

Questo romanzo di Roberta Andres, che a prima vista potrebbe sembrare un romance a sfumatura erotica, è molto di più. Il percorso di Tiffany, la protagonista, è quello di una donna in cerca della sua identità. Questa le viene rivelata non da uno specchio, ma da fotografie. Lo sconosciuto che le ha scattate l’ha fatto con un occhio colmo di desiderio: è questo a far sbocciare in lei la consapevolezza e la piena accettazione della propria femminilità.
Al fondo della vicenda si può cogliere una verità che non riguarda solo la sensualità ma qualsiasi altra qualità umana, femminile o maschile. Il fatto che qualcuno la riconosca, può diventare una molla capace di far emergere potenzialità di cui la persona in questione non era consapevole. E’ un fenomeno che si può riscontrare anche in alcune pagine di storia antica che mi interessano, per quanto lo scenario possa sembrare diverso. Figure come Attila o altri capi carismatici, cominciano a distinguersi nel momento in cui qualcuno (di solito un veggente o una veggente) riconosce in quell’uomo apparentemente simile a tutti gli altri ciò che è chiamato kut: virtù conferita dal cielo. Chi crede veramente di avere le ali riuscirà a volare. Nello sguardo del fotografo sconosciuto c’è un elemento di fascinazione che fa pensare a vicende remote nel tempo, e a volte difficilmente spiegabili in base ai dati storici di per sé.
Per molti versi questo libro mi ha ricordato un film che amo: “Il favoloso mondo di Amélie” di Jean Paul Jeunet. Anche lì il rapporto tra i due comincia con le fotografie scattate da uno sconosciuto. Anche lì le figure femminili sono disegnate a tutto tondo e assolutamente realistiche, mentre quelle maschili sono appena abbozzate. E il percorso, intrecciandosi con vicende di altre persone, porta la protagonista a superare la paura che si trascina dietro fin da bambina come retaggio delle disavventure familiari: la paura di amare veramente, di abbandonarsi all’incontro con qualcuno che non sarà un’avventura ma un destino. Benché si tratti di un genere letterario che di solito non frequento, l’ho letto davvero con piacere.

Recensione di Di Grazia Maria Francese

Fonte: Amazon

 

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