Il libro degli specchi – E.O. Chirovici – Longanesi

Premessa: ho scritto poche recensioni di libri nella mia vita, ma quasi tutte positive. Non mi piace dire cose negative (il critico è come l’eunuco che parla d’amore, disse qualcuno). Se scrivo questa recensione è perché c’è qualcosa che non capisco. Infatti, avrei potuto intitolare questo articolo “Non capisco”. Dico subito che Il libro degli specchi può piacere o non piacere. Lo definirei un giallo nella media, niente più. Ad altri può piacere, senz’altro. Quello che non capisco è il battage che si e fatto attorno a questo giallo. Sulla quarta di copertina c’è scritto che il libro “ancor prima dell’uscita è stato venduto in 38 paesi”. E io mi domando perché. In rete è possibile trovare i giudizi di prestigiose testate mondiali che lo esaltano (The Times, the Sunday Times, Publisher’s Weekly e chi più ne ha più ne metta). Cosa distingue questo giallo dagli altri? Cosa lo rende un caso editoriale così eccezionale? A mio giudizio, niente. Allora: perché lo si è esaltato fino all’apologia?

Mi piacerebbe conoscere il giudizio di qualche altro lettore. Potrebbe sembrare paranoia, ma qui i conti non tornano. Sono 330 pagine scritte a grandi caratteri, con margini di tre centimetri alla rilegatura e due e mezzo dall’altro lato, e tre centimetri sui bordi superiore e inferiore. Con caratteri di stampa normali si sarebbe risparmiata metà della carta. Giallo risolto da un personaggio che appare solo dopo la metà del libro. E il mondo letterario ha esultato. Ripeto: non capisco.

 

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